barcamp4safety 2015 

Presentiamo i relatori del #barcamp4safety – volti noti e volti incontrati per la prima volta – insieme al titolo e all’abstract del loro intervento in programma

Raffaella Malvestuto

RAFFAELLA MALVESTUTO

Intervento: Efficacia della formazione e il libretto formativo del cittadino.

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EMANUELA DAL SANTO

Intervento: Iniziamo a parlare di una normativa palchi 2.0

Abstract: Dalle criticità del settore a proposte di miglioramento maturate sul campo. L’intervento del legislatore nel campo di palchi, spettacoli e fiere si è dimostrato incompleto e di parte. L’inserimento del settore nel titolo IV, da cui la nomina del coordinatore, non ha risolto la maggior parte delle problematiche organizzative, gestionali ed autorizzative.

Gran parte dei problemi “veri” sono irrisolti, lasciando spesso a sindaci, prefetti, enti di controllo, vigili del fuoco, tecnici, l’onere di decidere come gestire all’atto pratico gli eventi.

Da qui bisogna partire per una visione olistica del problema, imparando da coloro che, all’estero, già da tempo hanno dedicato al tema energie e risorse.


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DAVIDE DEGRASSI

Intervento: La manutenzione antincendio a regola d’arte

Abstract: Pensate a come vi trovereste ad utilizzare un estintore od un impianto antincendio non funzionante… In Italia ci sono 10 milioni di estintori ma solamente il 10% è mantenuto correttamente. Il restante è irregolare. Quali problemi comporta questa frode? Sono essenzialmente 3 gli ordini di problemi che nascono da questa situazione:

1. Pratici: la dubbia efficienza degli impianti, in caso di emergenza infatti il potere estinguente dell’impianto o dell’estintore può essere estremamente ridotto e non permettere di spegnere le fiamme.

2. Sanzionatori: la non conformità degli impianti e della loro manutenzione è soggetta a sanzioni economiche e penali, anche nei confronti del responsabile aziendale.

3. Economici: la falsa manutenzione degli estintori è una frode da oltre 22 milioni di Euro e comporta un’evasione di IVA per circa 5 milioni di euro all’anno a danno dello Stato.

Per questi motivi il settore delle manutenzioni antincendio si sta progressivamente evolvendo richiedendo sia alle ditte che ai tecnici manutentori un elevato grado di specializzazione che fino a pochi anni fa era pressoché impensabile, basti pensare alle ultime norme tecniche per l’installazione e manutenzione delle chiusure tagliafuoco (UNI 11473-1:2013, UNI 11473-2:2014 e UNI 11473-3:2014) che nell’ordine stabiliscono i requisiti per l’erogazione del servizio di posa e manutenzione, i requisiti per la ditta che eroga il servizio ed i requisiti di conoscenza ed abilità del Tecnico, o anche alle norme UNI 9994-1:2013 e UNI 9994-2:2015 che stabiliscono come deve essere fatta la manutenzione a regola d’arte degli estintori e quali sono le competenze che il Tecnico Manutentore deve avere.


Atti_Marina

MARINA ATTI

Intervento: La formazione serve a qualcuno ?

Abstract: Sì al formatore….

Serve se non si limita ad essere adempimento formale ma porta valore aggiunto. Serve ai lavoratori se parla di loro e del loro lavoro. Serve al preposto quando il corso serve a comprendere il proprio ruolo e a condividere con i lavoratori formati le regole della sicurezza.

Serve al datore di lavoro quando può contare su lavoratori professionalmente preparati.


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GLORIANA FAVARETTO

Intervento: La gestione delle emergenze

Abstract: Tra le gravi violazioni dell’allegato 1 del TUSL vi e’ la mancata elaborazione del piano di emergenza ed evacuazione.

Come deve essere redatto il piano? Come devono essere effettuate le prove per testare la correttezza delle procedure. La periodicità delle prove in base all’attività lavorativa. Le prove di emergenza nelle scuole e nelle scuole dell’infanzia.

Illustrazione di alcune esperienze condotte a scuola.


Rossato_Mauro

MAURO ROSSATO

Intervento: Le principali criticità del DVR che emergono dalle indagini nei procedimenti penali

Abstract: La valutazione dei rischi per la sicurezza e salute dei lavoratori costituisce il fondamento su cui un’azienda basa le scelte organizzative-produttive e definisce le modalità di esecuzione delle attività lavorative, individuando le misure di sicurezza, sia di carattere preventivo che protettivo da attuare, nonché i programmi di miglioramento dei livelli di sicurezza raggiunti.

Il documento (DVR) che scaturisce dall’analisi e dalla valutazione dei rischi deve rispondere ai requisiti di legge, in particolare all’art. 28 del D. Lgs. 81/08, nel quale fra gli altri vengono richiesti “criteri di semplicità, brevità e comprensibilità, in modo da garantirne la completezza e l’idoneità quale strumento operativo di pianificazione degli interventi aziendali e di prevenzione“.

Tali requisiti spesso contrastano con l’obiettivo di Datori di Lavoro e Consulenti di elaborare un documento che innanzitutto li metta al riparo da eventuali responsabilità. In tal senso la giurisprudenza ha delineato nel tempo le migliori linee di condotta che un tecnico deve adottare.


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CLAUDIO ZINI

Intervento: Il Modello231 ed il TU Sicurezza. Se ci penso dovrei avercelo … perchè comprarlo ?

AbstractIl D.Lgs. 231/2001 parla di dotarsi di un modello organizzativo idoneo. Il modello organizzativo ce l’ho già. Perchè farmi convincere da un consulente che devo comprarlo?

Il problema è l’idoneità …. ma questo per la sicurezza sui luoghi di lavoro dovrebbe essere quasi scontata.

Durante il mio intervento farò una brevissima digressione su dei concetti chiave del D.Lgs. 231/2001, del Testo Unico Sicurezza e sulla OHSAS 18001 per fare capire che non adeguarsi al D.Lgs. 231/2001 è una follia.


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LAURA CIONI

Intervento: Il futuro della formazione nel presente

Abstract: Metodologie tra passato, presente e futuro. Progettare nuovi strumenti, nuove esercitazioni, far si che la formazione efficace sia quella che sa evolversi con uno sguardo al futuro, al cambiamento, alle nuove tecnologie in ottica di un miglioramento continuo.

Particolare attenzione intenderemo rivolgerla alle nuove tecnologie utilizzabili nella formazione ed al loro utilizzo nelle implementazioni delle attività formative che, nel rispetto di elevati standard di qualità e delle vigenti norme, consentono nuovi orizzonti per i professionisti che operano nel settore.

Saranno illustrati alcuni approcci innovativi.

Tutto ciò correlato con un mondo del lavoro che ha nuove e diverse esigenze dovute a delocalizzazione delle aziende e ritmi di lavoro serrati.


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SIMONA FRIGERIO

Intervento: LINEE VITA: rischi specifici, responsabilità penali, soluzioni

Abstract: Approfondire i complessi aspetti giuridici e tecnici legati alle problematiche relative alle cadute.

Il concetto di rischio cadute dall’alto, le responsabilità civili e penali in capo al datore di lavoro e all’RSPP, la formazione, l’addestramento dei lavoratori e – soprattutto – le soluzioni tecniche. 

Inquadramento normativo Generale (D.Lgs. 81/2008) Definizioni e concetti fondamentali: lavoro in quota e i principali rischi associati. Soggetti, obblighi e responsabilità. Principali misure di protezione e prevenzione.


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GIUSEPPE PISI E FRANCESCA MALDERA

Intervento: Dalla Paideia greca spunti per una formazione che sia trasformazione

Abstract: Il tema della informazione e formazione alla sicurezza sui luoghi di lavoro è centrale nella formulazione del D.Lgs. 81/08.

La formazione ha l’obiettivo di generare il cambiamento consapevole dei comportamenti sul luogo di lavoro per realizzare una reale tutela della salute e sicurezza.

Per il formatore si pone pertanto il problema della efficacia della formazione e di quale sia la metodologia più appropriata al raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Un interessante spunto di riflessione ci viene dall’antica e sempre nuova metodologia della Paideia greca: partendo dall’imperativo delfico del “ CONOSCI TE STESSO” di memoria socratica, proponiamo un approccio formativo che favorisca nei lavoratori, protagonisti attivi dell’azione formativa, una disamina critica del proprio modus operandi con l’obiettivo di TRANS-FORMARLO.


Catanoso

CARMELO CATANOSO

Intervento: Come passare da indicatori “reattivi” a quelli “proattivi” per misurare il raggiungimento degli obiettivi del Sistema Gestione Sicurezza

Abstract: Per misurare il raggiungimento degli obiettivi aziendali in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, si continuano ad utilizzare indicatori di tipo “reattivo” come gli indici di frequenza, gravità, incidenza, ecc..

La sicurezza sul lavoro, pertanto, viene trattata come un processo di produzione negativo fissando obiettivi di raggiungimento di livelli ridotti di eventi negativi (infortuni). Non si comprende ancora che gli eventi inattesi, in quanto tali, non sono controllabili e sono al di fuori della sfera d’influenza dell’organizzazione.

Fissare, invece, degli indicatori proattivi riguardanti i processi base dell’organizzazione (progettazione, pianificazione, proceduralizzazione, manutenzione, formazione, ecc.), vuol dire monitorare i processi dell’organizzazione che influenzano le probabilità di accadimento degli eventi, permettendo ai manager di gestirli direttamente.


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GIUSEPPE PALMISANO

Intervento: Dall’incontro InFormativo al sopralluogo: comprendere verificare garantire

Abstract: L’Incontro ed il sopralluogo sono due strumenti semplici e dinamici che diventano maggiormente efficaci se strettamente collegati l’uno all”altro, ottenendo cosi un’ottimizzazione degli stessi, comportando un miglioramento delle condizioni di sicurezza nel lavoro e garantendo una maggiore efficienza nelle azioni o nelle misure di tutela da parte del Datore di Lavoro (indipendentemente se nell’impresa ci sia o meno presente un SGSL)


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FRANCESCO DOJMIGUIDO MINALE

Intervento: Dalla prevenzione alla comprensione: rendere gli errori umani meno probabili ed i sistemi più sicuri.

Abstract: La notizia di infortuni sul lavoro, purtroppo, balza quasi ogni giorno agli onori della cronaca. È un bilancio drammatico per il nostro Paese e ci ricorda che la sicurezza sul lavoro è ancora una emergenza.

Sia le attività lavorative semplici che quelle più complesse, altamente tecnologiche e ben strutturate sono soggette a incidenti nei quali una varietà di fattori contribuiscono a penetrare le barriere dei normali sistemi di difesa. Questi errori a volte risultano essere catastrofici con un impatto severo sulla sicurezza degli operatori.

I professionisti si muovono in un sistema caratterizzato da un intreccio di variabili difficilmente prevedibili. La semplice prevenzione o educazione seppure essenziali, talvolta non sono sufficienti a difenderci dal rischio legato ai fattori umani che entrano pesantemente in gioco quando si devono prendere decisioni puntuali, efficaci e corrette in ambienti critici.

Dalla esperienza aeronautica e dallo studio dei fattori umani risulta che l’errore deriva non tanto da mancanza di conoscenza ma soprattutto da problemi insiti nel limite delle prestazioni psichiche e fisiologiche umane come la stanchezza e lo stress, da problemi di comunicazione ed interazione con gli altri individui, dalla capacità di soluzione dei conflitti, da problemi di leadership di critica ed autocritica, da problemi di rapporto nell’interfaccia uomo-macchina, da caratteristiche intrinseche dell’attività lavorativa e dalle sue modalità organizzative.

Esistono particolari programmi educativi sviluppati mediante moderne tecnologie e tecniche di apprendimento dell’adulto capaci di diminuire ed ovviare gli errori causati dai fattori umani.

Tali programmi mediante una speciale tecnica di analisi facilitata e guidata permettono di interpretare efficacemente l’elaborazione del pensiero ed i processi mentali più profondi dei professionisti mediante autoriflessione e concettualizzazione dell’esperienza mentre compiono determinate procedure e azioni.

La partecipazione a tali percorsi educativi permette la correzione degli errori imputabili ai fattori umani determinando un impatto positivo direttamente misurabile sulla performance dei singoli, del team e sulla sicurezza generale del sistema.


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ANDREA VICENZI

InterventoMeno carta, più sostanza per la sicurezza sul lavoro: un pratico strumento per la posa e gestione della segnaletica stradale in presenza di traffico 

Abstract: Per questo strumento abbiamo lavorato con i tecnici e gli operativi di una municipalizzata che opera su strada per le reti gas, acqua e fogne, arrivando a produrre più di 200 schede che visualizzano in modo grafico ed intuitivo la sequenza di posa della segnaletica stradale in presenza di traffico.

Come sapete, per i contenuti del D.I. 04/03/2013, è obbligatorio che tali schemi grafici vengano riportati nei documenti della sicurezza (DVR, DUVRI, PSC e POS), con totale disattesa da parte dei professionisti


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LORENZO FANTINI

Intervento: Organigramma aziendale per la sicurezza: un problema e la sua soluzione

Abstract: Una multinazionale si articola in diverse strutture produttive (uffici e cantieri), nelle quali si riscontra spesso la compresenza di gruppi di lavoratori che funzionalmente fanno capo a soggetti diversi dal “responsabile” della struttura produttiva. Come inquadrare il problema in base al “testo unico” di salute e sicurezza?

Quale è la migliore soluzione per coniugare le esigenze aziendali di produttività con quelle di tutela della salute e sicurezza di tutti i lavoratori? Come impostare i documenti aziendali che descrivono l’organizzazione della sicurezza?

L’intervento verte su queste tematiche, che verranno sinteticamente richiamate, e si concluderà con la descrizione della soluzione operativa proposta dal consulente,condivisa dalla Società ed, infine, adottata.

 


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FRANCO MUGLIARI

Intervento: L’enfasi della formazione alla sicurezza sul lavoro

Abstract: Con questo intervento proverò a spiegare l’enfasi  con la quale, 626 prima e  T.U. dopo, esaltano la comunicazione sui temi della sicurezza del lavoro in tutte le sue forme (formazione, informazione, addestramento, istruzioni, aggiornamento …).

Si tratterà di un’analisi tra il serio e il faceto relativamente all’evoluzione normativa, dalla direttiva 89/391 (“Dopo l’emanazione della direttiva quadro il diritto alla formazione risplende di luce propria e non soltanto di luce riflessa”), agli accordi di conferenza stato-regioni.

Non rinuncerò ad utilizzare l’ironia (nello stile di Muglia La Furia) tanto per sottolineare alcune contraddizioni (“la formazione è come l’omeopatia, male non fa”) e la polemica sull’esonero dalla formazione obbligatoria degli RSPP in possesso di determinate lauree ai sensi dell’art. 32 co. 5 del T.U. e più in generale sui soggetti formatori (“finchè c’è problema, c’è reddito da problema”); nel perfetto stile del Circolo di Sarnes (Quando si parla di sicurezza si parla di uomini, mica si fa male la betoniera).

Nella mia esposizione cercherò di trarre spunto anche da qualche sentenza significativa sul tema della formazione per tentare di definire il significato che i giudici danno all’aggettivazione voluta dal legislatore che vuole che la formazione sia “sufficiente ed adeguata”  e le contraddizioni, ad es. sotto il profilo della “sanzionabilità” della mancata formazione


Pancari_Stefano

STEFANO PANCARI

Intervento: Valutare i rischi con metodo

Abstract: La responsabilità del professionista nell’individuare i fattori di rischio e valutarli adeguatamente come attività propedeutica ad una corretta definizione del Piano di miglioramento.

Suggerimenti per la scelta di un criterio metodologico efficiente ed efficace.

 


Tasselli_Lapo

LAPO TASSELLI

Intervento: L’inutile formazione sulla sicurezza

Abstract: L’approccio di un’azienda alla formazione sulla sicurezza è quello di rispondere ad un obbligo di legge. Questo fa sì che oggi sia più importante l’attestato di partecipazione, piuttosto che i contenuti, il relatore e la qualità del corso.

Da un lato il legislatore è andato aumentando il numero di corsi cui i lavoratori sono soggetti, dall’altro i corsi sono sempre più svuotati, più massificati e meno calati sulla realtà effettiva di chi frequenta.

Siamo sicuri che la strada della quantità sia quella corretta?

Il mio intervento cercherà di dimostrare come invece sia più importante una formazione progettata ad hoc, erogata con metodologie innovative, di qualità, anche in meno ore rispetto a quelle che oggi le normative impongo.

Tutto questo partendo dal misurare l’efficacia della formazione erogata.

Solo se capiamo se quello che è stato insegnato è realmente compreso ed applicato potremo dirci soddisfatti del lavoro svolto.

 

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