Il crollo della fabbrica di Dacca: l’industria dell’abbigliamento può cambiare?

BBC_NEWS per la safety

La traduzione in italiano dell’articolo della BBC sulla tragedia di Rana Plaza dove più di 1000 lavoratori sono morti nel crollo di un edificio.

Il crollo del Rana Plaza, un palazzo di otto piani che ospitava cinque fabbriche di abbigliamento, non è il primo incidente del genere. Già nel 2005, un edificio analogo era crollato nella stessa città, provocando la morte di sessantaquattro operai dell’industria dell’abbigliamento. Il proprietario della fabbrica è stato arrestato, ma non ha passato un solo giorno in carcere.

Da allora, ci sono stati incendi, evacuazioni precipitose e altri incidenti in varie fabbriche di abbigliamento, che hanno causato centinaia di morti. Più recentemente, più di cento lavoratori hanno perso la vita in un incendio della Tazreen Fashion ad Ashulia, una cittadina vicino a Dacca dove hanno sede centinaia di fabbriche. Nella maggior parte dei casi, le morti avrebbero potuto essere evitate. Spesso i lavoratori non sono riusciti a fuggire perché le uscite erano chiuse a chiave.

“A mio parere, il 50% delle fabbriche di abbigliamento ha sede in edifici che non sono sicuri” ha detto Mainuddin Khondker, alto funzionario governativo a capo di una task-force che ha ispezionato le fabbriche di abbigliamento in seguito all’incendio dello scorso novembre alla Tazreen Fashions. Ma nella stessa intervista rilasciata al Bengali Service della BBC, Khondker ha ammesso che non è mai stato preso nessun provvedimento contro una fabbrica per violazione delle norme di sicurezza, per norme antincendio inadeguate né, a dire il vero, contro i proprietari delle stesse per violazione dei regolamenti edilizi.

L’industria dell’abbigliamento sembra circondata dalla cultura dell’impunità.

I proprietari delle fabbriche e gli alti funzionari dell’associazione degli industriali – il Bangladesh Garments Manufacturers and Exporters Association (BGMEA) – negano di passarla sempre liscia. “Questo è un settore grande, abbiamo più di cinquemila fabbriche” ha detto Suddiqur Rahman, ex vicepresidente della BGMEA. “Gli incidenti possono capitare, molti incendi scaturiscono da un corto circuito. Ma non ci dovrebbero essere morti, possono essere evitati attraverso un adeguato addestramento” ha spiegato alla BBC.

Industria strategica

C’è un buon motivo per cui l’industria del prêt-à-porter sia trattata come la vacca sacra dell’economia del Bangladesh. Dagli umili esordi dei primi anni Ottanta, questa industria si è trasformata in un giro d’affari da venti miliardi di dollari e rappresenta circa l’80% delle esportazioni del Paese. Ma cosa ancor più importante forse per questa povera nazione musulmana conservatrice è che l’industria ha creato posti di lavoro per quattro milioni di persone, di cui quattro quinti sono donne. Milioni di ragazze provenienti da famiglie povere hanno trovato lavoro in questo settore, riuscendo in tal modo a fuggire da una vita di dipendenza e da una povertà opprimente.

Il Paese però sta pagando un prezzo molto alto per questo.

Syed Sultanuddin Ahmed, direttore esecutivo del Bangladesh Institute of Labour Studies (BILS), sostiene che la rapida crescita dell’industria sia andata più veloce delle altre istituzioni. Malgrado il suo successo sia costruito da investitori nonché da lavoratori con un forte sostegno statale, secondo Ahmed la propaganda sostiene che l’industria debba la propria affermazione solo agli imprenditori.

“Dato che questo settore crea posti di lavoro e guadagna in valuta estera, lo stato ha dato l’impressione che l’industria dell’abbigliamento non vada toccata” ha spiegata Ahmed alla BBC.

Per poter conquistare la fetta più bassa del mercato globale, i vari governi che si sono succeduti hanno promosso il Bangladesh come luogo di fornitura dell’abbigliamento a basso costo. Manodopera a basso costo, facilitazioni fiscali, come importazioni di tessuti e accessori esenti da dazi, e nuove infrastrutture che favoriscano più semplici e rapide esportazioni hanno promosso la rapida crescita di questa industria. Ma il miraggio dei dollari facili ha attratto una fitta schiera di operatori spregiudicati che risparmiano per abbassare ulteriormente i costi. Il risultato è che le fabbriche si trovano in edifici malsicuri dotati di scarse misure di sicurezza.

La BGMEA difende vigorosamente il proprio operato, negando che i suoi membri sfruttino i lavoratori o ricevano particolare protezione dal governo. “Le fabbriche di abbigliamento non sono più come prima” ha detto Shahidullah Azim, vicepresidente della BGMEA. “Ce ne sono alcune scadenti e queste verranno chiuse”. Un ex presidente della BGMEA, Abdus Salam Murshedi, ha sostenuto che i salari più bassi offerti ai principianti dalle fabbriche di abbigliamento sono migliori di quelli di quasi tutti gli altri posti di lavori in Bangladesh. “Per lo meno nell’industria dell’abbigliamento paghiamo l’apprendistato. In altri settori, gli operai devono pagare i loro datori di lavoro per fare gli apprendisti,” ha continuato Shahidullah Azim. Grandi marchi internazionali continuano a concludere affari con la BGMEA perché operano nel mercato degli abiti a basso costo che il Bangladesh può fornire.

La speranza delle elezioni

Mentre il governo tratta l’industria dell’abbigliamento come un’attività strategica da proteggere a tutti i costi, la BGMEA si è data da fare per accrescere il proprio potere politico. Un gran numero di industriali si è dato alla politica, ottenendo seggi in parlamento e ministeri, e molti soci della BGMEA si uniscono ai due maggiori partiti politici. Gli imprenditori del settore dell’abbigliamento sono ritenuti fra i più generosi finanziatori dei partiti.

Gli ottimisti in Bangladesh sostengono che la tragedia del Rana Plaza potrebbe essere l’ultima goccia che farà traboccare il vaso. L’elevato numero di vittime e la negligenza criminale che le ha causate hanno passato la misura a tal punto che perfino il governo bengalese non può più ignorarle, soprattutto in un anno di elezioni.

Fra qualche mese, l’Awami League – il partito adesso al governo – e il Bangladesh Nationalist Party –il partito all’opposizione – si scontreranno duramente in occasione del voto. La grande domanda è: i partiti politici reagiranno allo sdegno pubblico e i proprietari negligenti delle fabbriche e dei palazzi verranno finalmente puniti? Oppure, dopo che la polvere si è sedimentata su un’altra tragedia umana in una fabbrica di abbigliamento, gli affari continueranno come sempre?

Traduzione di Laura Melosi

 

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About Francesco Cuccuini

Operatore della sicurezza, consulente e formatore sulla #sicurezzasullavoro, appassionato #blogger, apprezzato #webwriter, autore di #pensieribloggati e attento a quel che succede intorno a sè

One thought on “Il crollo della fabbrica di Dacca: l’industria dell’abbigliamento può cambiare?

  1. Stefano Lavori

    La responsabilità e lo spessore del politico: dare benessere a spese della salute o garantire la salute rinunciando ad opportunità di benessere?
    O darsi da fare, molto da fare, per assicurare sviluppo nella salute 😉

    Mai cadere o cercare di non cadere mai nelle scelte aut aut

    Reply

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